{"id":32,"date":"2013-03-13T08:20:18","date_gmt":"2013-03-13T08:20:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.deadburger.it\/?page_id=32"},"modified":"2020-10-20T15:44:40","modified_gmt":"2020-10-20T15:44:40","slug":"bio","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.deadburger.it\/?page_id=32","title":{"rendered":"Bio"},"content":{"rendered":"<p>Fin dalla loro nascita, i Deadburger hanno sempre considerato s\u00e9 stessi come un <em>work in progress<\/em> permanente.<\/p>\n<ul>\n<li>Line-up cangiante, capace \u2013 come \u00e8 appropriato, nell\u2019Era Della Instabilit\u00e0 \u2013 di espandersi o contrarsi, secondo necessit\u00e0 e possibilit\u00e0, spaziando da duo a ottetto;<\/li>\n<li>bioritmi da disturbo bipolare, dove periodi di intensa attivit\u00e0 discografica e concertistica si alternano a periodi di silenzio totale (con la band concentrata nella \u201cclausura\u201d dello studio di registrazione, o con i singoli membri impegnati in progetti individuali e collaborazioni con altri musicisti);<\/li>\n<li>e una musica che \u2013 pur restando coerente con le proprie premesse \u2013 cerca di non ripetersi mai.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Quello dei Deadburger \u00e8 un progetto che si reinventa continuamente, ad ogni uscita.<br \/>\nIl giorno in cui smetter\u00e0 di farlo, i Deadburger cesseranno di esistere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><u>FASE I<\/u><\/p>\n<p>I Deadburger nascono come duo (<strong>Alessandro Casini<\/strong> chitarra e grafica, <strong>Vittorio Nistri<\/strong>\u00a0elettronica), con l\u2019idea di unire la fisicit\u00e0 e l\u2019immediatezza comunicativa del rock con la sperimentazione.<\/p>\n<p>Inizialmente, la componente sperimentale \u00e8 focalizzata principalmente sull\u2019elettronica; col tempo (vedi FASE II e seguentiI), lo spettro di ricerca diventer\u00e0, passo dopo passo, pi\u00f9 ampio.<\/p>\n<p>Al momento di iniziare l\u2019attivit\u00e0 live, il gruppo si trasforma in un sestetto, con\u00a0<strong>Vittorio Canovai<\/strong>\u00a0alla voce,\u00a0<strong>Edoardo Mencherini<\/strong>\u00a0al basso,\u00a0<strong>Silvio Brambilla<\/strong>\u00a0alla batteria e\u00a0<strong>Stefano Porciani<\/strong>\u00a0allo scratch.<\/p>\n<p>Le prime apparizioni in pubblico hanno luogo nel 1996, quando i Deaburger partecipano e vincono un paio di concorsi (Indipendenti e Arezzo Wave).<br \/>\nL\u2019album \u201c<strong>Arezzo Wave 1996<\/strong>\u201d, pubblicato dalla Bmg Ariola, vede l\u2019esordio discografico della band con il brano \u201c<em>Italiano Cyborg<\/em>\u201d, canzone sulla nascente \u201ccorresponsione di amorosi sensi\u201d tra gli italiani e Berlusconi \u2013 a quel tempo non ancora Unto Dal Signore, ma gi\u00e0 icona esemplare della mutazione sociale e antropologica in corso.<\/p>\n<p>Dopo un anno di concerti in tutta Italia, il Panino di Morto pubblica, per l\u2019etichetta milanese Fridge, il suo primo album. Intitolato semplicemente \u201c<strong><em>Deadburger<\/em><\/strong>\u201d (Fridge Records 1997), mixato da\u00a0<strong>Paolo Favati <\/strong>(Pankow), contiene 10 brani + un remix a cura di Eraldo Bernocchi. Ma \u00e8 anche un\u00a0<strong>enhanced cd<\/strong>: oltre alla musica, contiene moltissimo materiale interattivo per PC o Mac, quali filmati live, clips appositamente realizzati dai videoartisti Paolo Bragaglia e Federico Bucalossi, e ipertesti correlati agli argomenti delle canzoni. Probabilmente \u00e8 il primo <strong>cd-rom autoprodotto<\/strong> da un gruppo indie in Italia.<br \/>\nUn brano dell\u2019album viene incluso, l\u2019anno successivo, nella raccolta \u201cIn-fraction\u201d della nipponica Casio, con tiratura 20mila copie (cose da giapponesi; per il mercato italiano, pura fantascienza).<\/p>\n<p>Nel 1999, dopo un cambio di bassista (entra\u00a0Leandro Braccini, ex Diaframma), i Deadburger pubblicano il loro secondo lavoro, l\u2019EP \u201c<strong><em>Cinque Pezzi Facili<\/em><\/strong>\u201d. Uscito per l\u2019accoppiata\u00a0<strong>Sony + Fridge<\/strong>, \u00e8 la prima ed ultima esperienza del gruppo in ambito major. Mixato nuovamente da Paolo Favati, contiene una cover electroclash di \u201cIo sto bene\u201d dei\u00a0<strong>CCCP<\/strong>\u00a0(con due anni di anticipo rispetto alla electro-cover dello stesso brano registrata dagli Ustmam\u00f2 per la colonna sonora del film \u201cPaz\u201d), e altri 4 brani, prevalentemente strumentali, focalizzati sul lato pi\u00f9 elettronico del gruppo.<br \/>\nTipicamente, il rapporto con la major si rivela presto un non-rapporto. Promozione zero, nessun resoconto sulle vendite, ecc.<\/p>\n<p>Peraltro i Deadburger, presagendo la cosa, avevano ceduto a Sony i diritti solo di \u201c<em>Cinque Pezzi Facili<\/em>\u201d, conservando piena libert\u00e0 per le uscite successive. Possono cos\u00ec riprendere subito a pubblicare nuovo materiale in campo indipendente.<\/p>\n<p>A fine 1999 la band pubblica l\u2019inedito \u201c<em>Io non so<\/em>\u201d (su testo del poeta apolide Giuliano Mesa) nel cd \u201c<em>Rocksound Speciale Italia Vol 1<\/em>\u201d. Il brano registra un importante cambio di line-up: uscito Vittorio Canovai, al gruppo si \u00e8 unito\u00a0<strong>Simone Tilli<\/strong>, da allora voce \u2013 e molto di pi\u00f9 \u2013 dei Deadburger.<br \/>\nNel 2000 la band partecipa all\u2019atto finale del progetto Luther Blissett, ovvero l\u2019album \u201c<strong><em>Luther Blisset The Open Pop Star<\/em><\/strong>\u201d. Il brano di Deadburger, \u201c<em>Antigrammatica<\/em>\u201d, vede la partecipazione speciale dell\u2019art-serial killer\u00a0<strong>Piero Cannata<\/strong>, la cui voce \u00e8 stata registrata nell\u2019Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Montelupo.<\/p>\n<p>Con questi brani si conclude la prima fase di produzione discografica del Panino Di Morto, dove sono presenti \u00a0determinati elementi che avevano appassionato la band al momento della sua formazione (la cultura cyberpunk, l\u2019industrial rock alla Nine Inch Nail, l\u2019indie-dancefloor alla Primal Scream), ma che presto il gruppo aveva cominciato a sentire come restrittivi.<\/p>\n<p>I Deadburger non rinnegano il proprio passato, ma vogliono provare ad andare avanti. Non si tratta di volersi inserire in una corrente musicale piuttosto che in un\u2019altra, ma di cercare la corrispondenza pi\u00f9 onesta possibile tra ci\u00f2 che si \u00e8 e ci\u00f2 che suona. L\u2019obiettivo \u00e8 una musica che possa riflettere il tempo e il contesto sociale in cui matura, le esperienze personali dei membri del gruppo, l\u2019ambiente in cui gli stessi vivono.<br \/>\nIn questa ottica, nel 2001, il Panino di Morto decide di prendersi una pausa \u201cdi crescita\u201d. L\u2019attivit\u00e0 live viene temporaneamente sospesa, e comincia un periodo di ricerca e sperimentazione nello studio di registrazione del gruppo. Nel frattempo, i singoli membri della band portano avanti alcuni loro progetti individuali (che abbracciano interessi diversi: psichedelia, musiche per teatro, noise) e l\u2019attivit\u00e0 concertistica all\u2019interno di altri ensemble; riversando poi tutte queste esperienze nel nuovo corso dei Deadburger.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><u>FASE II<\/u><\/p>\n<p>Il nuovo corso del Panino di Morto comincia nel 2003, quando il gruppo pubblica, per l\u2019etichetta anglo-olandese\u00a0<strong>Wot 4<\/strong>, il suo 3\u00b0 album, \u201c<strong>S.t.0.r.1.e<\/strong>\u201d. Contiene 13 brani, ciascuno dei quali concepito come un racconto. Non a caso, al disco \u00e8 allegato un booklet a colori di 28 pagine che integra, e a volte continua, le storie delle canzoni.<\/p>\n<p>Ogni storia prende spunto da un articolo di cronaca, ma allo stesso tempo si interseca con episodi o situazioni attinti dalle esperienze individuali (lavorative, affettive, politiche, ecc) dei singoli membri del gruppo.<br \/>\nCon questo lavoro la musica della band si apre a nuovi colori: schegge di jazz urbano, psichedelia contemporanea, canzone d\u2019autore.<\/p>\n<p>Di pari passo, la band si apre a molteplici collaborazioni. Tra gli ospiti:\u00a0<strong>Quintorigo<\/strong>,\u00a0<strong>Paolo Benvegn\u00f9, Roy Paci<\/strong>\u00a0(nella sua veste pi\u00f9 spigolosa e anti-pop), <strong>Odette di Maio<\/strong>\u00a0(ex Soon, successivamente nei \u201cMiss O\u201d).<\/p>\n<p>Dopo l\u2019uscita di \u201cS.t.0.r.1.e\u201d, la formazione del gruppo si stabilizza per qualche tempo in un quintetto, con tre membri \u201cstorici\u201d (Alessandro Casini, Vittorio Nistri, Simone Tilli) e due new entries:\u00a0<strong>Lorenzo Moretto<\/strong>\u00a0(degli Oshinoko Bunker Orchestra, ex DeGlaen) alla batteria, e <strong>Carlo Sciannameo<\/strong>\u00a0al basso. Con questa line-up il gruppo riprende l\u2019attivit\u00e0 sia concertistica che di registrazioni e sperimentazioni in studio.<\/p>\n<p>Proseguono anche le collaborazioni e i progetti individuali dei singoli musicisti.<\/p>\n<p>Vittorio Nistri, tra le altre cose, collabora con i liguri\u00a0<strong>St Ride<\/strong> e <strong>Jacopo Andreini<\/strong> per una performance organizzata dal Teatro del Ponente di Genova in occasione del venticinquesimo dalla scomparsa di Demetrio Stratos.<\/p>\n<p>Vittorio pubblica inoltre, per la net-label inglese Woven Wheat Whispers, l\u2019omonimo album degli\u00a0<strong>In Yonder Garden<\/strong> (2006), trio italo-inglese che lavora sull\u2019incontro tra psichedelia acustica ed elettronica, e sulla compenetrazione tra <em>trance <\/em>e melodia, anticipando alcune direzioni di ricerca che verranno in futuro riprese, sotto una diversa angolazione, dai Deadburger (album \u201cla Fisica Delle Nuvole\u201d \u2013 vedi \u201cFASE III\u201d).<\/p>\n<p>Nel 2007 esce il 4\u00b0 album dei Deadburger, \u201c<strong>C\u2019\u00e8 Ancora Vita Su Marte<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>Pubblicato da\u00a0<strong>Goodfellas Records<\/strong>, contiene 22 brani, di cui 15 cantati e 7 strumentali, mixati da <strong>Fabio Magistrali<\/strong>, e registrati con numerosi collaboratori, tra cui\u00a0<strong>Enrico Gabrielli<\/strong>,\u00a0<strong>Vincenzo Vasi<\/strong>,\u00a0<strong>Jacopo Andreini<\/strong>,\u00a0<strong>Paolo Benvegn\u00f9<\/strong>.<\/p>\n<p>Il brano \u201c<em>Istruzioni per l\u2019uso della Signorina Richmond<\/em>\u201d \u00e8 la trasposizione in musica, con il consenso dell\u2019autore, dell\u2019omonima poesia dello scrittore neoavanguardista e artista visuale <strong>Nanni Balestrini<\/strong>.<\/p>\n<p>L\u2019album prosegue la svolta intrapresa con \u201cS.t.0.r.1.e\u201d, ma spingendosi oltre. Pur rimanendo 100% Deadburger, \u201cC\u2019\u00e8 Ancora Vita Su Marte\u201d esplora concezioni compositive e di arrangiamento diverse da tutto quanto la band ha fatto in passato.<\/p>\n<p>Permane l\u2019interscambio tra rock ed elettronica (da sempre una costante del suono Deadburger), ma l\u2019elettronica \u00e8 usata in modo profondamente diverso rispetto ai lavori precedenti del gruppo. Scompaiono infatti sequencer, drum machines e \u201cprogrammazioni\u201d in genere, in favore di una elettronica \u201cfatta a mano\u201d, \u201corganica\u201d, non pi\u00f9 contrapposta ai suoni \u201cnaturali\u201d degli strumenti acustici ed elettrici, ma fusa e compenetrata ad essi. Spesso non ci sono neppure sintetizzatori o tastiere, e la componente elettronica si esplica nel filtraggio degli strumenti acustici ed elettrici, che vengono \u201cinfettati\u201d e rielaborati fino a diventare altro.<\/p>\n<p>Ugualmente importante diviene l\u2019interscambio tra <strong>improvvisazione e scrittura<\/strong>, che da qui in poi diventer\u00e0 uno dei punti cardine della ricerca del gruppo.<br \/>\nIl procedimento compositivo \u00e8 il seguente. Tutti i brani nascono da cellule sonore ridotte all\u2019essenziale (un semplice loop, un\u2019immagine visiva o un\u2019idea di atmosfera, a volte una micro-frase arrecante un imprinting tonale). Su queste cellule-loop, i musicisti improvvisano liberamente e anarchicamente. Anche per ore, come in stato di incoscienza.<br \/>\nI files delle improvvisazioni vengono in seguito riascoltati e selezionati, cercando di estrapolarne gli elementi che meglio sviluppano le coordinate emotive e le atmosfere dell\u2019idea iniziale.<br \/>\nGli elementi cos\u00ec individuati vengono poi strutturati, con un certosino processo di assemblaggio, filtraggi, scrittura di arrangiamenti \u201ca posteriori\u201d, sovraincisioni (anche col coinvolgimento di musicisti ospiti, ove il nascente arrangiamento richieda ulteriori colori). Questo lavoro pu\u00f2 protrarsi a lungo nel tempo, e termina solo al momento della completa definizione di ogni singola composizione.<\/p>\n<p>Non tutti i procedimenti usati nelle registrazioni possono essere replicati dal vivo. Il gruppo non vede questo come un problema, ma come uno stimolo. In concerto, arrangiamenti e suoni vengono reinterpretati, adeguandosi agli ambienti dei live set e alla strumentazione disponibile, con ampio spazio alle improvvisazioni e agli esperimenti.<\/p>\n<p>Nel bene o nel male, nessun concerto dei Deadburger \u00e8 uguale a un altro.<\/p>\n<p>Alla prima presentazione live di <em>C\u2019\u00e8 Ancora Vita Su Marte<\/em> (presso un locale fiorentino, oggi\u00a0 chiuso per le proteste dei vicini, chiamato \u201cL\u2019Ambasciata di Marte\u201d: quando si dice \u201c<em>nomen omen<\/em>\u2026), la band si presenta insieme a <strong>Virgilio Villoresi<\/strong>, che \u201cmixa\u201d in diretta il concerto con proiezioni dei suoi disegni animati.<\/p>\n<p>Nel 2008, dopo un ultimo concerto alla Flog di Firenze insieme ai catanesi Uzeda, il batterista Lorenzo Moretto, sempre pi\u00f9 impegnato con i Diaframma, lascia i Deadburger. Nei tre anni successivi, vari collaboratori si alterneranno alle bacchette della band: <strong>Pino Gulli<\/strong> (ex Consorzio Suonatori Indipendenti), <strong>Ivan Broccardo<\/strong> (Metalmilitia), <strong>Emanuele Fiordellisi<\/strong> (Une Passante).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><u>DALLA FASE II ALLA FASE III<\/u><\/p>\n<p>Nel periodo tra la fine del 2008 e il 2010, i Deadburger portano avanti il progetto \u201c<strong>Post Atomic Caf\u00e8<\/strong>\u201d, uno spettacolo \u2013 commissionato dal Teatro Lux di Pisa, e poi replicato su numerosi altri palchi della Toscana \u2013 che \u00e8 contemporaneamente <strong>un<\/strong> <strong>recital teatrale<\/strong> (con attori, videoproiezioni, scenografie) e <strong>un concerto di psichedelia acustica<\/strong> (con larghi spazi di improvvisazione).<\/p>\n<p>Per l\u2019occasione la band si presenta in una versione espansa a <strong>ottetto<\/strong>. A Simone Tilli, Vittorio Nistri, Alessandro Casini e Carlo Sciannameo si aggiungono: <strong>Giulia Nuti<\/strong> (membro degli Underfloor e collaboratrice di Claire Hammill, Graziano Romani e innumerevoli altri) alla viola, <strong>Irene Orrigo<\/strong> al flauto e voce,<strong> Pino Gulli<\/strong> (CSI) alla batteria, e <strong>Massimo Giannini<\/strong> alle percussioni.<\/p>\n<p>Sul palco, l\u2019ottetto interagisce con la compagnia teatrale di Silvia Bagnoli e la videomaker e scenografa Daniela Bertini, sviluppando il lato \u201cnarrativo\u201d delle proprie canzoni.<\/p>\n<p>Il repertorio alterna canzoni tratte dai precedenti dischi della band, rivisitate fino ad una totale reinvenzione, e nuovi brani scritti appositamente per lo spettacolo.<\/p>\n<p>La necessit\u00e0 di abbassare i volumi, imposta dal contesto teatrale, porta i Deadburger a sperimentare una strumentazione prevalentemente acustica, con cui la band non si era mai cimentata prima. La scommessa \u00e8 quella di cercare di rimanere coerenti con s\u00e8 stessi, evitando i luoghi comuni del \u201cgruppo rock che rilegge le proprie canzoni in chiave unplugged\u201d. Con sorpresa degli stessi musicisti, che inizialmente non erano affatto sicuri della fattibilit\u00e0 dell\u2019esperimento, la cosa funziona.<\/p>\n<p>Nel frattempo, proseguono, come sempre, le attivit\u00e0 individuali dei singoli musicisti e le collaborazioni.<\/p>\n<p>Il bassista Carlo Sciannameo si presenta come autore completo, chitarrista e voce solista nelle <strong>Macchie di Rorschach<\/strong>, il cui album di esordio, registrato nel 2010, viene pubblicato l\u2019anno successivo dalla Suburban Sky. Nella formazione, altri due musicisti dei Deadburger versione ottetto: la violista Giulia Nuti e il batterista Pino Gulli.<\/p>\n<p>Una nutrita delegazione deadburgeriana (Vittorio Nistri, Simone Tilli, Carlo Sciannameo e Giulia Nuti; con l\u2019aggiunta di Dathys B e Jamie Maria Lazzara, che gi\u00e0 avevano suonato con Vittorio nel progetto \u201cIn Yonder Garden\u201d) collabora con i messinesi <strong>Maisie<\/strong>, in quattro brani del doppio album \u201c<strong>Balera Metropolitana<\/strong>\u201d (Snowdonia 2009).<\/p>\n<p>Nel 2010, i Deadburger vengono chiamati dal musicista e scrittore torinese <strong>Davide Riccio<\/strong> a partecipare al suo progetto \u201c<strong>NEUMI<\/strong>\u201d, che si concretizzer\u00e0 in un libro con allegato cd, pubblicato nel 2011 dall\u2019Editrice Genesi di Torino.<\/p>\n<p>Il libro \u00e8 un excursus nella storia delle notazioni musicali non pentagrammatiche.<\/p>\n<p>Nell\u2019album, 18 musicisti (dal pianista Girolamo De Simone a Jacopo Andreini, dal flautista Gregorio Bardini allo stesso Riccio) si cimentano con altrettante partiture \u201csenza pentagramma\u201d.<\/p>\n<p>Il contributo dei Deadburger (qua nella formazione base a cinque, con i membri storici Alessandro Casini, Simone Tilli, Vittorio Nistri e Carlo Sciannameo, affiancati per l\u2019occasione dal batterista Ivan Broccardo), \u00e8 \u201c<strong>Kirye Eleison<\/strong>\u201d, reinterpretazione in chiave sperimentale \u2013 ma anche \u201cpolitica\u201d \u2013 di un manoscritto norvegese del XV secolo, con notazione a testa di martello su trigramma.<\/p>\n<p>Alessandro Casini cura inoltre il progetto grafico del libro.<\/p>\n<p>In questo stesso periodo, i Deadburger mettono a fuoco l\u2019idea del progetto \u201c<strong><em>Mirrorburger<\/em><\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>Esso ha origine da alcune riflessioni che l\u2019esperienza in teatro ha stimolato nella band. L\u2019ottetto acustico ha fatto prendere coscienza al gruppo che i Deadburger, a questo punto del loro percorso, hanno ormai un loro mondo, sonoro e non. Potr\u00e0 valere poco, potr\u00e0 valere molto (\u2026certamente, pi\u00f9 \u201cpoco\u201d che \u201cmolto\u201d, se il parametro di giudizio \u00e8 quello dei ritorni economici), ma \u00e8 il <em>loro <\/em>mondo. E prescinde dalle sonorit\u00e0 impiegate, visto che, in qualche modo, conserva una sua coerenza sia quando usa chitarre distorte e stratificazioni di rumori e suoni elettronici, sia quando usa viole e chitarre acustiche.<\/p>\n<p>Il gruppo ha inoltre preso coscienza che nella sua musica, disco dopo disco, concerto dopo concerto, sono venute a delinearsi due anime, complementari l\u2019una all\u2019altra. Una \u00e8 \u201crealista\u201d, spigolosa, nervosa; l\u2019altra \u201csurrealista\u201d, visionaria, cinematica. Musica di citt\u00e0 (sia di cemento che di bit) da un lato; musica psichedelica dall\u2019altro.<\/p>\n<p>La doppia anima era gi\u00e0 presente, ancorch\u00e8 in modo meno marcato, nei primi lavori del gruppo (brani come \u201c<em>Piano con quell\u2019acido Eugenio<\/em>\u201d e \u201c<em>Deadburger # 2<\/em>\u201d sull\u2019album di esordio, o \u201c<em>Io<\/em>\u201d sull\u2019EP \u201cCinque Pezzi Facili\u201d, erano gi\u00e0 altrettanti viaggi psichedelici), per poi accentuarsi progressivamente nei lavori seguenti, fino a emergere con piena evidenza nello spettacolo teatrale. Frutto non di una \u201cscelta stilistica\u201d premeditata, ma del desiderio di fare una musica che rispecchi, con la maggiore sincerit\u00e0 possibile, chi la fa. Per la prima anima, i membri del gruppo attingono al contesto sociale e ambientale in cui vivono; per la seconda, al proprio \u201c<em>inner space<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Con la sintesi tipica del linguaggio anglosassone, si potrebbero usare i termini \u201c<em>inside\/outside<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Da queste considerazioni, scaturisce l\u2019idea di realizzare un <strong>dittico<\/strong>, composto da due blocchi di uscite discografiche apparentemente antitetiche, e certamente fruibili l\u2019una indipendentemente dall\u2019altra, ma di fatto inscindibili \u2013 come \u00e8 inscindibile l\u2019immagine in uno specchio da quella della persona che vi si riflette.<\/p>\n<p>Il progetto dello \u201c<em>specchio Deadburger<\/em>\u201d si concretizza nelle \u201cFASI III e IV\u201d. Nella III viene realizzato il blocco focalizzato sul lato \u201c<strong><em>inside<\/em><\/strong>\u201d (\u201cLa Fisica delle Nuvole\u201d). Nella IV viene realizzato il blocco focalizzato sul lato \u201c<strong><em>outside<\/em><\/strong>\u201d (\u201cLa chiamata\u201d).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><u>FASE III<\/u><\/p>\n<p>Dopo un live alla Flog di Firenze (che viene filmato da una equipe professionale con quattro videocamere sincronizzate, e prima o poi vedr\u00e0 la luce su DVD), il gruppo inizia un nuovo periodo di \u201cclausura\u201d in studio di registrazione.<\/p>\n<p>Il 2011 vede infatti la band immersa nella realizzazione dei tre album destinati a \u201cLa Fisica Delle Nuvole\u201d, il box con 3 album che costituir\u00e0 la prima parte del progetto \u201cMirrorburger\u201d.<\/p>\n<p>Le registrazioni coinvolgono numerosi membri passati e presenti dei Deadburger (tra cui l\u2019ottetto del \u201c<em>Post Atomic Caf\u00e9<\/em>\u201d al completo), cos\u00ec come altri preziosi collaboratori (Emanuele Fiordellisi e Giulia Sarno degli Une Passante, Paolo Benvegn\u00f9, Enrico Gabrielli, Marina Mulopolus ex Almamegretta, ecc).<\/p>\n<p>Nel gennaio 2012, l\u2019interfaccia tra vita e musica dei Deadburger presenta un conto da pagare. Simone Tilli (cantante, pluristrumentista e motore pulsante del gruppo) effettua un viaggio andata e ritorno nell\u2019Aldil\u00e0. Ogni attivit\u00e0 della band \u00e8 sospesa per tutta la prima met\u00e0 dell\u2019anno.<\/p>\n<p>Poi Simone ritorna, con due scintillanti valvole cardiache nuove di zecca,\u00a0un polmone restaurato, e un EP solista autoprodotto (\u201c<strong>Gualty Vol I<\/strong>\u201d)\u00a0 che \u00e8 il diario della lotta con il proprio corpo in rivolta, e l\u2019inizio di una serie di album solisti a nome \u201cGualty\u201d.<\/p>\n<p>I Deadburger ripartono. Curano gli ultimi ritocchi e i mixaggi dei tre album della Fisica delle Nuvole, per poi dedicarsi \u2013 con la medesima cura riservata alla musica \u2013 alla parte grafica.<\/p>\n<p>Per quest\u2019ultima, la band instaura una fruttuosa collaborazione con <strong>Paolo Bacilieri<\/strong>, uno dei migliori disegnatori di fumetti italiani contemporanei.<\/p>\n<p>In un momento in cui crollano le vendite dei supporti fisici della musica, i Deadburger reputano giusto ricompensare i passionali che ancora acquistano i dischi \u201cveri\u201d, dando loro un qualcosa che sia anche bello da vedere, da sfogliare, da tenere in mano. L\u2019apporto di Bacilieri si rivela fondamentale in questo senso.<\/p>\n<p>\u201c<strong>La Fisica Delle Nuvole<\/strong>\u201d esce il 15 settembre 2013 come coproduzione tra le etichette <strong>Goodfellas Records<\/strong> (grazie all\u2019interessamento di <strong>Simone Fringuelli<\/strong>, che aveva gi\u00e0 pubblicato il precedente album dei Deadburger) e <strong>Snowdonia<\/strong> (l\u2019etichetta diretta da <strong>Alberto Scotti<\/strong> e <strong>Cinzia La Fauci<\/strong> dei Maisie, ai quali la band \u00e8 legata da un lungo rapporto di stima reciproca e collaborazione).<\/p>\n<p>Il lavoro viene attribuito per la prima volta non semplicemente a \u201cDeadburger\u201d bens\u00ec a \u201c<strong><em>Deadburger Factory<\/em><\/strong>\u201d,a sancire il passaggio da rock band classica a <em>open ensemble<\/em> e laboratorio permanente di sperimentazioni.<\/p>\n<p>Si presenta come un cofanetto cartonato contenente un booklet di 64 pagine illustrato da Bacilieri, un miniposter, e tre album. <strong>Non un disco triplo, ma proprio tre album autonomi, <\/strong><strong>nuovi e inediti<\/strong>\u2026. ognuno con la sua confezione digipack, il suo titolo, la sua copertina, e il suo concept\u00a0 diverso da quello degli altri\u2026 ciascuno concentrato al massimo, senza ripetizioni, con una durata contenuta in una densa mezz\u2019ora. Per\u00f2 (e questa \u00e8 una cosa della quale non ci sovvengono precedenti da parte di altri), i tre album vengono messi in vendita solo insieme, in unica confezione. Perch\u00e9 sono tre dischi diversi, ma parti di una stessa visione, e dalla medesima attitudine di \u201c<em>immagini per le orecchie<\/em>\u201d,<\/p>\n<p>Non a caso, le 3 copertine hanno ciascuna un disegno di Bacilieri pienamente \u201cautosufficiente\u201d; ma, accostandole, formano un\u2019unica grande immagine, come una versione psichedelica dei polittici rinascimentali.<\/p>\n<p><strong>Suono del primo album<\/strong> (che si intitola \u201c<em>Puro Nylon<\/em>\u201d; e va da s\u00e9 che il nylon \u00e8 tutto fuorch\u00e8 \u201cpuro\u201d):<\/p>\n<p>partiture cameristiche che incrociano elettronica sperimentale e voci recitanti.<\/p>\n<p><strong>Suono del secondo album<\/strong> (che si intitola \u201c<em>Microonde e vibroplettri<\/em>\u201d): \u00e8 uno split album, con 4 brani per solo forno a microonde, e 4 per sola chitarra suonata usando vibratori come plettri.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>Suono del terzo album<\/strong> (che, dando il titolo a tutto il box, si intitola \u201c<em>La fisica delle nuvole<\/em>\u201d): una piccola orchestra acustico-psichedelica di 8 elementi. Che nel finale si espande fino a 13, con ospiti come Paolo Benvegn\u00f9, Enrico Gabrielli, Giulia Sarno e Marina Mulopolus. Un incontro tra\u00a0<em>space trips<\/em>\u00a0(che poi sono tutti viaggi nell\u2019<em>inner space<\/em>) e\u00a0<em>rock in opposition<\/em>.\u00a0Con un omaggio alla Sun ra Arkestra (\u201cStarburger\u201d, completamente improvvisata live in studio).<\/p>\n<p>Il lavoro viene presentato dal vivo la prima volta allo <strong>Studio Rosai<\/strong> (una coraggiosa e innovativa galleria d\u2019arte fiorentina, che purtroppo chiuder\u00e0 nel 2019), con un concerto abbinato alla mostra dei disegni originali di Bacilieri.<\/p>\n<p>Nella stessa occasione viene proiettato per la prima volta \u201cMicronauta\u201d, un video in 3D realizzato da Vittorio Nistri e Andrea Cecchi per uno dei brani del cofanetto. Questo video verr\u00e0 successivamente proiettato in gallerie d\u2019arte o in apertura di concerti, ed inviato \u201cad personam\u201d (tramite un link segreto, non rintracciabile coi motori di ricerca) a chi ne ha fatto richiesta, ma non \u00e8 stato messo n\u00e9 su Facebook, n\u00e9 su un canale You Tube \u201cvisibile omnibus\u201d,ecc. Questo perch\u00e9 \u00e8 stato concepito non come un videoclip, ma come un quadro, ovvero un unico piano-sequenza (e dunque, una unica immagine, appunto come un dipinto). La differenza con un dipinto \u00e8 che, nell\u2019arco di quattro minuti, si evolve, seguendo una precisa sceneggiatura\u2026 che risulter\u00e0 chiara solo a chi lo guarder\u00e0 fino in fondo. Il che lo rende poco congeniale al Web, dove la fruizione ha un suo ritmo specifico, veloce e frammentato.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda l\u2019accoglienza ricevuta dal cofanetto \u201cLa fisica delle Nuvole\u201d, ecco alcuni estratti di recensioni:<\/p>\n<p>ROCKERILLA: <em>il coraggio di confrontarsi con l\u2019avanguardia, sovvertirne le regole e piegarla ai propri istinti. Dischi italiani del mese<\/em>!<\/p>\n<p>LA REPUBBLICA: <em>opera monumentale sull&#8217; evoluzione delle tecnologie applicate al quotidiano.<\/em><\/p>\n<p>BUSCADERO: <em>mix di scrittura eccelsa e di intelligenza ed eleganza strumentale estrema. Altamente consigliato.<\/em><\/p>\n<p>RUMORE: <em>si spalancano portoni e l\u2019immaginazione sale al potere, lasciandoci con i neuroni fumanti<\/em>.<\/p>\n<p>BLOW UP: <em>la musica \u00e8 di chiara impronta &#8216;rock&#8217; (nel senso di &#8216;popular&#8217;), ma subisce forti fascinazioni e influenze della classica contemporanea, dell&#8217;improvvisata e dell&#8217;industrial-wave <\/em><em>(aleggiano le eredit\u00e0 di Einsturzende Neubaten, Franti e i primi Gronge).<\/em><\/p>\n<p>ONDA ROCK: <em>una prova di forza e genio. Questo \u00e8 il Made In Italy di cui andare fieri<\/em>.<\/p>\n<p>LA NAZIONE: <em>sanguigna e al contempo raffinata espressione sonora. Un monumentale cofanetto che \u00e8 anche un libro, un almanacco, un\u2019opera d\u2019arte composita.<\/em><\/p>\n<p>CORRIERE: <em>i pi\u00f9 pazzi e coraggiosi in circolazione oggi sono i toscani Deadburger.<\/em><\/p>\n<p>ROCK ON: <em>questo \u00e8 il meglio, signori, questa \u00e8 musica sotto tutti i punti di vista, \u00e8 il sole che brucia la luna, \u00e8 la pioggia che bagna l&#8217;Africa, \u00e8 il nettare, \u00e8 il cuore pulsante, \u00e8 l&#8217;Italia campione del mondo. Aprite le finestre, fate entrare la storia, fate entrare i mostri sacri, fate entrare il capolavoro dei Deadburger<\/em>.<\/p>\n<p>PSYCAN: <em>in<\/em> <em>questo colossale lavoro non troverete nulla di scontato, nulla che non sia arte, che non sia cultura, che non sia rielaborazione personale del lungo ascolto di\u00a0 grandi musicisti. E\u2019 pura avanguardia, l\u2019avanguardia italiana che guarda al futuro, ai prossimi trenta-quarant\u2019anni<\/em>.<\/p>\n<p>IMPATTO SONORO: <em>un lavoro infiammato da una luce unica. La ricerca del sublime e della bellezza la si pu\u00f2 trovare in ogni traccia di questo lavoro. Mentre l\u2019ultima canzone sfugge via, una mano finisce sul cuore e si scopre di essersi innamorati di questo gruppo<\/em>.<\/p>\n<p>THE NEW NOISE: <em>il<\/em> <em>pop che si fa tutt\u2019uno con l\u2019avant. Elettronica viva come non ne sentivo da tempo. Una band sempre in divenire, costantemente protesa verso l\u2019urgenza. Un progetto che vive di donchisciottesca propensione alla perfezione. Questo lavoro \u00e8 epifania per le orecchie<\/em>.<\/p>\n<p>ROCKLINE: <em>emozione e sentimento. Ricerca e narrazione. Si rassicurino i nemici delle finte avanguardie, che qui di finto non c&#8217;\u00e8 niente. Voglio fermarmi dalla tentazione di un track by track (che sarebbe pi\u00f9 che giustificato, vista la complessit\u00e0, diversit\u00e0 ed altissimo livello tecnico ed artistico di ogni singola traccia). Meglio perdersi in questo labirinto borg\u00e8siano in cui gli oggetti mostrano mille sfaccettature e possono essere altro da quello che sembrano<\/em>.<\/p>\n<p>DISTORSIONI: <em>una delle uscite pi\u00f9 originali e coraggiose di questi tempi bui e amorfi. Una risposta al grigiore. Vale la pena ascoltarlo, e provare a mettere in moto ancora il nostro ultimo sogno<\/em>.<\/p>\n<p>ROCKAMBULA:\u00a0 <em>la Fisica delle Nuvole \u00e8 un\u2019opera d\u2019arte perch\u00e9 non si limita a mostrarsi ma ti penetra fino al midollo scavando e sputando le parti di te pi\u00f9 nascoste, spingendoti a dubitare di te stesso, delle tue sensazioni, delle tue emozioni, del tuo essere. La Fisica delle Nuvole \u00e8 musica talmente alta che basta per rendere pi\u00f9 accettabile il resto<\/em>.<\/p>\n<p>INDIE FOR BUNNIES: <em>un prodotto artistico a tutto tondo. Un prodotto di eccellenza assoluta<\/em>.<\/p>\n<p>ALLIGATORE (FRIGIDAIRE): <em>c\u2019\u00e8 un intreccio di arti da far paura, non solo musica e teatro, ma anche fumetto, letteratura, politica, sesso, gioia, rivoluzione e travolgenti passioni.<\/em><\/p>\n<p>KALPORZ: <em>lasciamo decantare questo progetto come un buon vino, lasciamoci rapire dalla potenza delle parole, abbandoniamoci al flusso della musica, ascoltiamo e dedichiamo(ci) tempo. Io l\u2019ho fatto e questo disco \u00e8 entrato in me; per settimane \u00e8 diventata abitudine portarmi dietro questo cofanetto di color grigio colmo d\u2019arte, poesia, sperimentazione, gioia, dolore, musica e fantasia<\/em>.<\/p>\n<p>RADIO SHERWOOD<em>: tre dischi per contenere l\u2019avant rock, l\u2019elettronica noise, il minimalismo, i fiori, le tenerezze poetiche, le piccole intimit\u00e0 dell\u2019anima<\/em>.<\/p>\n<p>SOUND36: <em>Ascoltare quest\u2019 opera senza rimanerne affascinati credo sia impossibile, a prescindere dai gusti musicali, per chiunque ami la Musica. <\/em><\/p>\n<p>ESTATICA: <em>Un\u2019opera che tratta di vita e morte, transizione, passaggio, istanti addentati con ferocia e gustati con fame vera. Una delle pietre miliari del nostro underground.<\/em><\/p>\n<p>CHAIN DLK (USA). <em>The creativity here is simply astounding<\/em><\/p>\n<p>SENTIRE ASCOLTARE. <em>Esperienza d\u2019ascolto avventurosa, imprevedibile, capace di unire colto e popolare, ma soprattutto di stupire. Bravi davvero.<\/em><\/p>\n<p>SALTINARIA. <em>Total avant-rock. I Deadburger sono l\u2019Avanguardia, e non ci abitueremo mai al loro profondo sentire, al loro essere contro ed essere con noi.<\/em><\/p>\n<p>Nel 2019 un referendum tra tutti i redattori di Onda Rock ha posto \u201cLa Fisica Delle Nuvole\u201d al settimo posto nella classifica dei migliori dischi indie italiani usciti tra il 2000 e il 2019.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><u>FASE IV<\/u><\/p>\n<p>Nel periodo successivo a \u201cLa fisica delle nuvole\u201d, per i Deadburger diventa sempre pi\u00f9 difficile ritrovarsi a provare insieme. Esigenze personali di lavoro o di vita portano vari membri dell\u2019\u2019ensemble a trasferirsi altrove (ad esempio, Carlo Sciannameo a Grosseto, Irene Orrigo a Berlino, ecc). Per altri membri diventa impossibile conciliare un progetto impegnativo come Deadburger con le altre loro attivit\u00e0,.<\/p>\n<p>I Deadburger tornano ad esibirsi dal vivo solo in rare occasioni speciali, come ad esempio la partecipazione al <strong>Solchi Sperimentali Festival<\/strong> di Prato (occasione che vede la riunione della band con Silvio Brambilla, che ne era stato il primo batterista), o il <strong>Tinnitus Tales Tour<\/strong> di Forbici di Manit\u00f9 &amp; Friends (nell\u2019ambito del quale i Deadburger suonano al GAMC, la Galleria d\u2019arte Moderna e Contemporanea di Viareggio, con un repertorio e una formazione creati appositamente per quella performance).<\/p>\n<p>Prosegue invece intensamente l\u2019attivit\u00e0 di registrazione, finalizzata principalmente alla realizzazione de \u201c<strong>La chiamata<\/strong>\u201d (seconda parte del dittico iniziato con \u201cLa Fisica delle Nuvole\u201d). Ma anche alla preparazione di materiale destinato a due stimolanti progetti discografici collaborativi delle Forbici di Manit\u00f9: \u201c<strong>Tinnitus Tales<\/strong>\u201d (pubblicato nel 2015; Deadburger partecipa con l\u2019inedito \u201cMarcia degli Acufeni\u201d, su testo di <strong>Vittore Baroni<\/strong>, registrato con la partecipazione di Zeno De Rossi alla batteria e Silvia Bolognesi al basso) e \u201c<strong>Tinnitus Tales Tour<\/strong>\u201d (pubblicato nell\u2019ottobre 2020; Deadburger partecipa con tre brani registrati dal vivo al GAMC).<\/p>\n<p>Inoltre, si intensificano fortemente i <strong>progetti individuali<\/strong> dei vari membri.<\/p>\n<p>Alessandro Casini e Simone Tilli, insieme a Tony Vivona (importante partner creativo de \u201cLa fisica delle Nuvole\u201d) e Silvio Brambilla (primo batterista dei Deadburger), intraprendono una intensa attivit\u00e0 concertistica nella band \u201c<strong>Le Jardin Des Bruits<\/strong>\u201d (album registrato live in studio in uscita nel 2021).<br \/>\nAlessandro Casini suona anche con <strong>AlAn+<\/strong> (duo con Tony Vivona).<\/p>\n<p>Vittorio Nistri e Simone Tilli danno invece origine al progetto \u201c<strong>Ossi<\/strong>\u201d (nel 2021 il vinile di esordio, registrato con Andrea Appino, Dome la Muerte e Bruno Dorella). Simone Tilli inoltre prosegue la sua produzione solista come <strong>Gualty<\/strong>, mentre Vittorio Nistri d\u00e0 vita, un duo con lo sperimentatore fiorentino <strong>Filippo Panichi<\/strong>, a un progetto fuori dall\u2019ambito \u201crock\u201d (nel 2021 l\u2019album di esordio). Vittorio collabora anche ai nuovi dischi di Nickelodeon\/InSonar (aka Claudio Milano) e Maisie, nonch\u00e9 a un nuovo progetto \u201cincredibilmente strano\u201d delle Forbici di Manit\u00f9.<\/p>\n<p>Il 20 novembre 2020 esce, per Snowdonia Dischi, \u201c<strong>La Chiamata<\/strong>\u201d, il nuovo album della <strong>Deadburger Factory<\/strong>, complementare e opposto a \u201cLa Fisica delle Nuvole\u201d. <em>L\u2019altro lato dello specchio<\/em> (non a caso, nel booklet de \u201cla Fisica delle Nuvole c\u2019era un disegno di Alice che entrava nello specchio, mentre in quello de \u201cLa Chiamata\u201d ce n\u2019\u00e8 uno di Alice che ne esce).<\/p>\n<p>I tre album del cofanetto erano un trip nell\u2019<em>inner side<\/em>, e per questo erano in larga misura incentrati su suoni evocativi\/onirici, quali viola, chitarra acustica e flauto. Persino il forno a microonde era usato con spirito astratto e \u201cspace oriented\u201d.<br \/>\n\u201cLa chiamata\u201d \u00e8 invece un faccia a faccia con l\u2019<em>outer side<\/em>, la realt\u00e0 esterna con la quale ci scontriamo frontalmente ogni giorno. Per questo \u00e8 incentrato su suoni decisamente pi\u00f9 \u201cmaterici\u201d e concreti.<br \/>\nZero archi. Quasi nessuna chitarra acustica (ce n\u2019\u00e8 una solo in \u201cManifesto Cannibale\u201d). E al loro posto: sax urlanti, chitarre elettriche \u201cstraight in the face\u201d, contrabbassi percossi per far sentire bene il legno che vibra, e, soprattutto, una grande onda d\u2019urto di tamburi. Tutti i brani de \u201cla Chiamata\u201d sono a doppia batteria (mentre nel cofanetto delle Nuvole un buona met\u00e0 dei brani era senza alcuna batteria).<\/p>\n<p>Nel loro insieme, le due opere del dittico esprimono <strong>una visione anti-escapista della psichedelia e dell\u2019arte in genere. <\/strong><\/p>\n<p><strong>Viaggiare<\/strong> dentro di s\u00e9 non per fuggire dal reale, ma per riattivare le sinapsi assopite.<br \/>\nCos\u00ec da tornare poi ad affrontare, con maggiore lucidit\u00e0 e determinazione, i mille ostacoli che la vita pone davanti a ciascuno di noi.<\/p>\n<p>Venti i musicisti coinvolti ne \u201cLa Chiamata\u201d. Insieme al quartetto dei membri storici dei Deadburger (Nistri \/ Tilli \/ Casini \/ Sciannameo), ci sono: <strong>Alfio Antico<\/strong> (la cosa pi\u00f9 simile ad uno sciamano che la musica in Italia abbia mai avuto); le voci di <strong>Lalli <\/strong>(l\u2019indimenticata cantante dei Franti, che gi\u00e0 aveva dato un prezioso contributo a \u201cla Fisica delle Nuvole\u201d), <strong>Cinzia La Fauci<\/strong> (Maisie) e <strong>Davide Riccio<\/strong>; <strong>Silvia Bolognesi <\/strong>(contrabbassista dell\u2019Art Ensemble of Chicago); l\u2019inedita accoppiata fiatistica di <strong>Enrico Gabrielli<\/strong> e <strong>Edoardo Marraffa<\/strong>; e poi\u2026. una legione di batteristi. Ogni brano vede in azione una coppia di batteristi diversa. Otto in tutto i drummers. Ci sono tutti e tre i batteristi della discografia Deadburger (<strong>Silvio Brambilla<\/strong>, <strong>Lorenzo Moretto<\/strong>, <strong>Pino Gulli<\/strong>). E poi: <strong>Bruno Dorella<\/strong> (Bachi da Pietra, OvO, Ronin, Sigillum S), <strong>Marco Zaninello<\/strong> (Appaloosa, Honko), <strong>Simone Vassallo<\/strong> (Caveiras, Sex Pizzul, Clap Clap ecc), e due grandi batteristi di estrazione jazz: <strong>Zeno De Rossi<\/strong> e <strong>Cristiano Calcagnile<\/strong>.<\/p>\n<p>Graficamente, \u201cla Chiamata\u201d si presenta come un cofanetto in PVC semitrasparente serigrafato, contenente: un CD con copertina gatefold cartonata; un booklet a colori di 68 pagine tutte illustratissime e un miniposter. Il tutto con disegni di Paolo Bacilieri.<\/p>\n<p>Le immagini\u00a0 del cofanetto e della copertina gatefold si sovrappongono allo sguardo, per effetto del gioco delle semitrasparenze, e configurano &#8211; nel momento in cui si estrae il disco dal cofanetto &#8211; un passaggio dall&#8217;oscurit\u00e0 alla luminosit\u00e0 di un qualcosa di ancora indefinibile. Qualcosa che erutta dal suolo (il ritorno dell&#8217;underground?), e che porta in s\u00e9 una speranza di cambiamento.<\/p>\n<p>Il Booklet contiene, oltre a testi e info sulle canzoni del disco, tre spettacolari numeri del Poor Robot&#8217;s Almanack.<\/p>\n<p>\u201cLa chiamata\u201d denota, tanto nella realizzazione della musica che nella confezione grafica, uno sforzo produttivo inusuale per un disco underground autoprodotto.<\/p>\n<p>Molti artisti si stanno domandando se abbia senso ancora stampare dischi, stanti le vendite dei supporti fisici in caduta libera&#8230; l\u2019ascolto sul web in prevalenza frammentato e svincolato dal concetto di \u201calbum\u201d\u2026 il CD dato, secondo l\u2019opinione pi\u00f9 diffusa, come irreversibilmente condannato. Il pensiero di Deadburger al riguardo \u00e8 che, proprio perch\u00e9 i dischi fisici sembrano essere una specie a rischio di estinzione, non hanno pi\u00f9 senso le mezze misure. O un artista smette di stampare dischi (limitandosi a mettere files su Bandcamp, Spotify, ecc), oppure \u2013 se si decide di continuare a farli &#8211; deve cercare di curarli oggi ancora pi\u00f9 che prima. Per amore della musica (l\u2019amore non \u00e8 razionale), e per dare un senso all\u2019acquisto del disco da parte di coloro che ancora sono disponibili a farlo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fin dalla loro nascita, i Deadburger hanno sempre considerato s\u00e9 stessi come un work in progress permanente. 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